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Frazioni di Arzo

immagine ingrandita Frazione di Arzo (apre in nuova finestra) Arzo sorge a 450 metri sul livello del mare, su un pianoro dove il Monte Cerano degrada dolcemente verso la Piana del Toce.Fu già luogo di insediamento in epoca preistorica come testimoniano selci lavorate di epoca neolitica rinvenute in località Lagoni.
La torre è invece una traccia del passato longobardo di questa frazione, che comunque divenne un luogo abitato in modo permanente soltanto verso il XVI secolo, quando vi si stabilirono alcuni montanari della Valle Strona, dediti alla raccolta e all'essiccazione delle castagne di cui i boschi abbondavano.
Il toponimo Arzo sembra derivare da Arso. Una tradizione orale tramanda infatti che le costruzioni in legno dell'antico insediamento furono distrutte da un incendio. Le case vennero ricostruite in pietra, secondo una tipologia allora frequente in tutta la zona, ovvero a due piani, collegati da una scala esterna, con il sottotetto delimitato da ballatoi in legno destinati all'essiccazione dei prodotti dei campi e il tetto in piode a due spioventi.
Le case, addossate le une alle altre, in posizione sopraelevata rispetto alla strada, avevano un cortile interno, chiuso da un massiccio portone. Alcune erano dotate anche di un pozzo e un forno per cuocere il pane. Oggi purtroppo l'abitato ha perso in buona parte la fisionomia che ha mantenuto fino agli anni sessanta a causa delle nuove costruzioni sorte lungo la strada comunale, lo stradone che collega Arzo con Crebbia e Cafferonio.


Frazione di Cafferonio

immagine ingrandita Frazione di Cafferonio (apre in nuova finestra) Cafferonio fu il primo rifugio per gli esuli della corte di Cerro distrutta dai Ghibellini novaresi.
Qui costruirono una cappella con portico dedicata a san Mauro abate e a san Giorgio martire. Verso il 1700 una nobildonna spagnola, Vico Maria Jesus di Granada, contribuì al restauro della cappella che ritornò quindi al suo antico splendore Questo monumento però oggi non esiste più.
E' stato abbattuto per favorire la strada che collega Cafferonio ad Arzo, passando per la regione California e per dare la possibilità di parcheggio agli abitanti. E' rimasta solo la campanella datata 1600.


Frazione di Cassinone

immagine ingrandita Frazione di Cassinone (apre in nuova finestra) Le più belle e antiche case sono di proprietà delle famiglie Sartorisio, originarie di Montebuglio. Una delle famiglie dei Sartorisio diede un sacerdote, don Tomaso Sartorisio, che fu parroco di Montebuglio dal 1638 al 1665.


Frazione di Cereda

immagine ingrandita Frazione di Cereda (apre in nuova finestra) Cereda è un piccolo agglomerato posto a sud di Casale capoluogo. Parlare di Cereda significa parlare della chiesetta dedicata alla Madonna della Mercede, il cui culto si deve al casalese Padre Pietro Ferrarsi che lo importò dalla Spagna.
Durante l'anno giubilare del 1925 fu acquistata la statua della Madonna con pubblica sottoscrizione.
Notevoli le fontane in granito locale poste una sulla piazzetta e l'altra sul retro della Chiesa.
Quest'ultima fu costruita da un gruppo di frazionisti che permise il primo approvvigionamento idrico pubblico.


Frazione di Crebbia

immagine ingrandita Frazione di Crebbia (apre in nuova finestra) Crebbia è attraversata dal rio Urcia che, poco sotto l'abitato di Crebbia, si getta nel rio Giaggiolo.
Resta un passaggio obbligato per i residenti delle altre frazioni poste nella parte nord-est del comune, vale a dire Ricciano e Arzo.
Questo fatto ha favorito il sorgere in passato di attività commerciali e di un Circolo, denominato non a caso "Circolo delle tre frazioni".
Graziosa la chiesetta dedicata alla SS.Trinità.


Frazione di Crottofantone

immagine ingrandita Frazione di Crottofantone (apre in nuova finestra) Crottofantone è un piccolo sobborgo di Casale, posto lungo la provinciale che scende a Crusinallo. Un nome un po' strano apparentemente, ma ancora una volta la tradizione orale ci aiuta ad individuarne le origini.
Una leggenda che ci è stata tramandata fa riferimento ad un certo numero di fanti del borgo di Cerro, che presero dimora nel grotto per poter fare da guardia al castello, in modo da evitare che il nemico potesse attaccarlo di sorpresa. Da qui dunque la denominazione della frazione.
Grotto è poi diventato Crotto e Fantone si riferisce ai fanti e alla loro poderosa stazza fisica.
Gli abitanti di Crottofantone, un tempo dediti per lo più all'agricoltura e all'allevamento, sono ancora oggi legati alle proprie tradizioni ed orgogliosi delle loro due cappelle devozionali: la prima è dedicata a Gesù crocifisso e l'altra, costruita intorno al 1600, è dedicata a santa Lucia.


Frazione di Gabbio

immagine ingrandita Frazione di Gabbio (apre in nuova finestra) L'agglomerato urbano è quasi sicuramente sorto durante la costruzione della ferrovia Novara - Domodossola e con l'avvio del Cotonificio Furter, che iniziò la sua attività verso l'anno 1880 e che occupava negli anni di maggior sviluppo un migliaio di addetti (in maggioranza personale femminile).
Fu smantellato negli anni cinquanta. In seguito su quell'area sorsero parecchie aziende artigiane tuttora in attività. La frazione è attraversata dalla statale 229 del Lago d'Orta e le sue case più vecchie sono costruite ai margini.
E' delimitata a est dal Torrente Strona. Nei suoi pressi esisteva un mulino ristrutturato poi come casa d'abitazione. E' bagnata dal rio Vallessa che gli abitanti del luogo chiamano comunemente "al Rial". Vanta un rinomato albergo ristorante


Frazione di Montebuglio

immagine ingrandita Frazione di Montebuglio (apre in nuova finestra) Questa frazione merita una particolare citazione per le sue vicende storiche.
Buglio è l'appellativo che persiste ancora oggi nel dialetto. E' posto a 500 metri s.l.m. sulle basse pendici del Monte Zucchero (mt.1338).
Il nome di Buglio appare per la prima volta in un documento feudale datato 24 novembre 1180, in cui l'allora presule novarese concedeva ad un certo Aicardo da Crusinallo proventi e giurisdizione sull'intero territorio di Crusinallo. La "Charta del porco de Bullo" del secolo XII è certamente il documento più antico riguardante questo villaggio. Si tratta di una piccola pergamena proveniente dall'Isola di San Giulio e conservata nell'archivio di Stato di Novara in cui si stipulava che i canonici dell'isola, "pro fisco", dovessero ricevere annualmente dagli abitanti di Buglio un porco, del valore di tre soldi e mezzo in moneta milanese.
Proverbiali furono le liti con la pieve di Cerro per i pascoli e per lo sfruttamento della Vallessa, di Bagnone e dei terreni situati tra i due paesi. Nel 1392 un documento stabiliva che gli uomini di Buglio avrebbero potuto pasculare, buscare e stramare sul territorio di Cerro fino al torrente di Tanchello (il riallo di Casale).
Un camparo (ufficiale di polizia), eletto per la prima volta nel 1392, aveva il compito di tutelare, salvaguardare e proteggere i beni del villaggio. Queste dispute continuarono anche nel 1900. Un decreto di Vittorio Emanuele II° (Torino 14 dicembre 1862) autorizzava la Comunità ad assumere il nome di MONTEBUGLIO. La richiesta di delibera consigliare era del 20 luglio 1862.
Il R.D. del 29 ottobre 1868 stabiliva che dal 1 gennaio 1869 il comune di Montebuglio fosse soppresso ed aggregato a quello di Casale Corte Cerro.


Frazione di Motto

immagine ingrandita Frazione di Motto (apre in nuova finestra) La Frazione è ubicata su una piccola altura ed è separata dal centro abitato di Casale dal rio Vallessa. La sua posizione è molto esposta ai venti che a volte provocano danni ai tetti degli edifici.
In compenso l'occhio può spaziare dal lago d'Orta fino a Fondotoce e, in occasione della festa di san Vito di Omegna, diventa un punto di osservazione privilegiato per ammirare l'atteso spettacolo pirotecnico.
In questa frazione, che si può definire "centro della cultura casalese", si trova l'edificio scolastico che ospita la scuola elementare e la scuola media inferiore.


Frazione di Pramore

immagine ingrandita Frazione di Pramore (apre in nuova finestra) In origine un gruppetto di vecchie casupole, frutteti e vigne coltivate sapientemente dagli abitanti;un grazioso sentiero attraversava i verdi prati su cui, all'inizio di primavera, bucaneve, ranuncoli e margherite regalavano al paesaggio un insieme di colori da togliere il fiato.
Era presumibilmente la passeggiata preferita dai giovani innamorati: da qui, forse, derivò il suo nome: prati dell'amore.
Un'altra ipotesi fa derivare il nome da prati delle more. Su una delle antiche case, di fronte ad un lavatoio ora parzialmente in disuso, esisteva una edicola con l'effigie della Madonna di Caravaggio. Restano ora solo i segni di una formella con le anime del purgatorio.


Frazione di Ramate

immagine ingrandita Frazione di Ramate (apre in nuova finestra) E' un paese vecchio ma quasi senza storia (se per storia vogliamo considerare documenti, opere, testimonianze, reperti del passato). Però non è una contraddizione dichiarare vecchio il paese: non ci sono archivi, ma si può attestare un'indicazione di esistenza attraverso documenti che riguardano altre comunità vicine.
E così, da fonti attendibili (ricerche di un noto docente universitario di storia, riprese da una tesi di laurea), Ramate risultava già esistente nel 1180, essendo citato in un documento di investitura feudale a favore di Aycardo di Crusinallo. Altre citazioni si trovano nel corso dei secoli: ad esempio si rileva la presenza di un certo Pietro Borgneto di Alania, abitante a Ramate, il 14/12/1391 e 26/2/1392, per la composizione di una controversia tra Casale e Buglio.
Era presumibilmente un piccolo agglomerato con struttura agricolo-contadina, come tanti altri, ma sottoposto ai rischi e ai vantaggi della via di comunicazione, la "strada Francisca", che attraversava la "Corciera".
Senza storia, perché non si trova alcun documento o nota storica che parli propriamente ed esclusivamente di Ramate. La sua storia inizia con lo sviluppo industriale scoppiato a partire dalla metà dell'Ottocento, favorito dallo sfruttamento progressivo del torrente Strona, con energia fornita da ruote idrauliche, turbine, ecc.; e con il conseguente arrivo di tanti forestieri, che ne hanno determinato il notevole sviluppo attuale.
Notevole la casa Battaini costruita intorno al 1800 adibita in origine a monastero o a luogo di preghiera. Sulla facciata sud è dipinta sant'Anna col Bambino, restaurata recentemente da Daniela Pezzolato e Paola Pedrini a cura degli attuali proprietari. Probabilmente questo dipinto fu eseguito da Marco Mattazzi originario di Massiola.


Frazione di Ricciano

immagine ingrandita Frazione di Ricciano (apre in nuova finestra) Ricciano è uno dei belvedere di Casale. E' una piccola frazione che si sviluppa su due livelli: Ricciano sopra e Ricciano Sotto. Dal bel piazzale, recentemente sistemato ed arricchito da una cappella votiva eretta dagli abitanti della frazione, si ammira la piana del Toce; il lago Maggiore fa da maestoso fondale.
Al centro, quasi volesse dirigere il traffico tra il Cusio, l'Ossola ed il Verbano, c'è il Montorfano, "dolce panettone" di granito da cui l'uomo da secoli ricava materiali per il suo habitat. A Ricciano la strada comunale termina; si può proseguire poi, a piedi, verso i verdi alpeggi.


Frazione di Sant'Anna

immagine ingrandita Frazione di Sant'Anna (apre in nuova finestra) E' sicuramente la frazione più "giovane" del Comune in quanto la maggior parte delle abitazioni è sorta dopo la seconda Guerra Mondiale. Probabilmente fu così chiamata per via di una antica Cappelletta dedicata a Sant'Anna, costruita ai margini della strada statale nei pressi della vecchia casa Calderoni.
Quest'ultima fu demolita recentemente per far spazio ad un supermercato. Dove ora sorgono un altro supermercato e la concessionaria FIAT Omegna v'era, negli anni sessanta, il complesso industriale Fratelli Cane, specializzato nella fornitura di accessori per l'Alfa Romeo.


Frazione di Tanchello

immagine ingrandita Frazione di Tanchello (apre in nuova finestra) Dopo il rio Pull si trova la frazione di Tanchello, con la chiesetta dedicata ai santi Giovanni e Fermo; alla sommità del suo campanile un allocco si muove indicando la direzione del vento.
Alcuni anziani della frazione ritengono che il nome di Tanchello derivi da "Laghetto delle tinche" anche se non è dato sapere dove fosse stata l'eventuale sua ubicazione.


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